La Pietà di Michelangelo a Firenze, si può vedere restaurata
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È stata presentata la Pietà di Michelangelo Firenze restaurata: fino al 30 marzo 2022 sarà possibile accedere al cantiere con una visita speciale.

La grande Pietà fiorentina di Michelangelo, capolavoro dell’arte di tutti i tempi, è tornata a risplendere nel Museo dell’Opera del Duomo al termine di un delicato restauro.

Iniziato nel novembre 2019, l’intervento di restauro ha restituito al mondo la bellezza di uno dei capolavori più intensi e tormentati di Michelangelo, liberato dai depositi superficiali che ne alteravano la leggibilità della cromia e della sua eccezionale plasticità.

Il lungo e paziente restauro è consistito in un’attenta pulitura dell’intera superficie del grande blocco di marmo bianco ed è stato commissionato e diretto dall’Opera di Santa Maria del Fiore grazie alla donazione della Fondazione non profit Friends of Florence, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.

Fino al 30 marzo 2022, il cantiere di restauro della Pietà di Michelangelo rimarrà aperto presso il Museo dell’Opera del Duomo per permettere al pubblico, attraverso una visita guidata speciale, di ammirare da vicino e in modo unico e irripetibile l’opera più intima del Maestro finalmente restaurata. 


 

La Pietà Bandini di Michelangelo Buonarroti Restauro

La Pietà Bandini, o del Duomo/dell’Opera del Duomo, è una scultura marmorea (h. 277 cm) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1547-1555 circa.

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Il restauro della Pietà di Michelangelo Firenze, nota come Pietà Bandini, iniziato nel novembre 2020 al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, è ripreso dopo una pausa dovuta al Covid-19, è uno dei tre eseguiti dal Buonarroti e incompiuto dal grande artista che si ritrasse come Nicodemo ma cercò anche di distruggerlo.

E per la prima volta, a partire da lunedì 21 settembre 2020, è stato possibile visitare il cantiere di restauro grazie a speciali visite guidate di massimo cinque persone, con i restauratori e gli esperti dell’Opera di Santa Maria del Fiore.
Intanto la prima fase di pulizia della superficie, che si è conclusa sul retro della scultura ma è all’inizio nella parte anteriore, sta portando alla luce i colori che provenivano da precedenti interventi sul
marmo.

Dettagli sconosciuti sono emersi dal restauro, tracce che sono state nascoste dai depositi accumulati nel corso dei 470 anni di vita dell’opera, hanno detto i restauratori.

Le indagini diagnostiche in corso hanno fornito informazioni ritenute fondamentali per la conoscenza dell’opera e del suo restauro: non esiste una patina storica ad eccezione delle tracce trovate alla base della scultura, cosa che è ancora in fase di indagine.

E’ stata invece confermata la presenza di elevate quantità di gesso proveniente dal calco eseguito nel 1800. Questi risultati hanno portato prima alle operazioni di pulizia e poi all’avvio dell’intervento sul retro.
Le cere presenti sulla superficie, comprese quelle delle candele che venivano utilizzate sull’altare maggiore della cattedrale di Firenze dove la scultura è stata conservata per oltre 220 anni, sono state rimosse con un bisturi.
Il restauro – commissionato dall‘Opera di Santa Maria del Fiore, finanziato da Amici di Firenze, e affidato a Paola Rosa sotto la soprintendenza – deve essere considerato come il primo eseguito sulla Pietà: le fonti, dette fonti all’Opera del Duomo, non rivelano interventi specifici in passato a parte quello effettuato da Tiberio Calcagni nel 1565 per riparare i danni inflitti dal Buonarroti.

L’artista tentò di distruggere la sua opera d’arte che aveva scolpito su un enorme blocco di marmo bianco di Carrara tra il 1547 e il 1555 circa, quando aveva quasi 80 anni.
Nel corso di oltre 470 anni di vita presumibilmente ha subito lavori di restauro, che tuttavia non sono stati documentati.

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